mercoledì 24 settembre 2014

Songs of Innocence




Rimane molto poco della band combattiva e provocatrice degli anni 80-90.
Con questo ultimo LP la band di Dublino si dimostra più simile ai Green Day che a un vero gruppo rock. Canzoni pressoché indistinguibili l'una dall'altra, assoli di chitarra inesistenti, ritmica blanda e ultra-commerciale, per intendersi, quella che si sceglie quando si vuole piacere a tutti.
I brani del loro ultimo lavoro non scuotono, ma hanno l'unica funzione di non disturbare mentre magari si guida o si sbucciano le patate o si pulisce il bagno. Nulla di più che 'Acqua di Colonia' (Cit. Mr. Dubini).
Direi che posso depennare definitivamente gli U2 dalla lista delle grandi band alle quali invece appartengono Led Zeppelin Official, The Rolling Stones, Pink Floyd, David Bowie (Official), The Who, The Police e giusto poche altre ancora.

In ricordo dei tempi andati...



lunedì 28 luglio 2014

Ambulanze



Ambulanze Onu usate dai terroristi. Quello che dovreste sapere e invece, forse, non volete... Magari vi fa comodo non ammetterlo, ma questa è la realtà.




domenica 27 luglio 2014

E' ufficiale!




E' ufficiale!
Vincenzo Nibali ha vinto il Tour de France.
16 anni dopo la vittoria di Marco Pantani questo messinese sale sul gradino più alto agli Champs Elysees. Si è presentato al via indossando la maglia di campione italiano e come pochi altri grandi del ciclismo, è riuscito a vincere tutte e tre le grandi corse a tappe europee: Vuelta, Giro e Tour.

PS: Che nessun politico si azzardi a strumentalizzare Nibali come simbolo dell'Italia che vince. Vincenzo ha vinto da solo.

giovedì 26 giugno 2014

LOMO




Fare fotografie credo sia la cosa più semplice che chiunque possa fare in questo particolare periodo della storia dell’umanità. Oggi niente è facile come scattare una fotografia. Ho letto un articolo che riportava in megabyte la quantità giornaliera di dati immagazzinati con le sole fotografie e mi sono spaventato.
Inteso come singolo istante catturato, la foto sembra avere un’importanza tutta sua, disgiunta da esigenze artistiche o documentative. Si punta la fotocamera, si pigia il pulsante di scatto e il gioco è fatto. E mi perdonerete la rima. Indagare quale sia lo spirito che ci muove a un gesto simile sinceramente non mi interessa, ma mi corre l’obbligo di ricordare a tutti che c’è una corrispondenza seppur minima con un altro periodo storico che generò un nuovo mondo e, come conseguenza, un nuovo modo di vivere la fotografia.
Si chiamava Lomo, era una macchina fotografica concepita per essere diffusa tra la classe popolare sovietica. Costava poco, era spartana e per lo più plasticona, ma aveva la genialità inside: quelli che ritirarono le prime stampe si trovarono di fronte a colori strambi, bianchi e neri assurdi, contrasti esasperati, nitidezza assente, fuori fuoco incontrollabili e vignettature degne di un televisore vecchio di 30 anni, con lo schermo bruciacchiato dal troppo fumo di schifose sigarette consumate in una grigia stanzetta di un motel a Togliattigrad.
Cosa stavo dicendo? Non importa, tanto era una cazzata. Ah si, la Lomo!
Passato lo ‘sghibottimento’ generale qualcuno si accorse che quella roba di plastica era una figata, da sballo. Siccome non aveva un vero sistema di messa a fuoco allora ci fu chi decise di non inquadrare nemmeno. Macchine fotografiche impugnate e puntate a qualsiasi altezza e con qualsiasi angolazione. La casualità diventava l’elemento dominante. Non fregava un cacchio a nessuno, si scattava senza menate a ciò che piaceva cercando luci impossibili da percepire ad altezza d’uomo, si consegnava il rullino al fotolab, e quando si ritiravano le stampe di sicuro il capolavoro era compreso nel pacchetto. Il capolavoro, appunto, c’era sempre, dovuto alle intuizioni spesso geniali di persone già di per se dotate di sensibilità artistica e talento creativo. Niente schemi rigidi, niente regole fotografiche, solo l’istinto puro e la voglia di divertirsi. Sorsero circoli Lomo, si organizzarono esposizioni fotografiche, vennero stampati libri e addirittura fu redatto uno specifico statuto ancora oggi in vigore. Nata per i meno abbienti, Lomo era diventata leggenda senza assumere l’etichetta di status symbol, senza essere Leica. Ecco, Lomo fu questo, e la cosa bella è che l’attuale modo di fotografare legato anche e sopratutto agli smartphone ha riportato in superficie la possibilità di scattare liberamente, di sperimentare e ottenere immagini non convenzionali e dal forte impatto visivo. Ho visto gallerie fotografiche realizzate con l’utilizzo di smartphone degne di essere esposte in mondovisione tanto erano splendide, ipnotiche. Non mi importa se tutto questo è possibile grazie a dei software, a me importa poterlo fare!
Come fotografo sono felice per la voragine aperta su nuovi universi creativi dalle moderne soluzioni digitali. Ma sono contento solo per questo.
Ciò che invece mi deprime è che, come al solito, una massa consistente di rompicoglioni ha preso a girovagare senza requie e senza rispetto a destra e a manca, scattando senza senso a qualsiasi cosa si muova o luccichi. Scattano foto a tutto, non se ne domandano il perchè, poi si corrono incontro ridendo come ebeti per mostrarsi a vicenda la loro cagata, che sempre più spesso è un ridicolo selphie.
Per loro niente gallerie fotografiche, niente genialità, niente simpatia…solo la certezza che il frutto della loro aberrazione mentale sarà cancellato dalla memoria del proprio smartphone nel giro di qualche ora. Perché si sa, scattare foto non costa nulla e a far foto son bravi tutti, deficienti compresi.

mercoledì 14 maggio 2014

Su Circo!




Con piacere vi segnaliamo che alcune nostre immagini realizzate durante la manifestazione organizzata dall'Accademia di Arte Circense di Verona per la Giornata Mondiale del Circo 2014 sono state pubblicate su Circo, rivista ufficiale dell'Ente Nazionale Circhi.

La manistazione veronese, sotto la direzione di Andrea Togni, ha coinvolto centinaia di persone e dato la possibilità a decine di allievi di esibirsi sotto il grande tendone: un'opportunità molto formativa sia per gli artisti più esperti che per alcuni giovanissimi allievi che tuttavia non hanno tradito le aspettative.

I giovani talenti - dai 9 ai 16 anni - hanno offerto uno spettacolo di alto livello, dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, che il circo è una realtà vitale e straordinariamente apprezzata dal pubblico.
Le pretestuose e ignobili campagne mediatiche che troppo spesso tartassano la realtà circense, si sgretolano davanti alla passione e al lavoro di questi giovani artisti con il sogno di calcare i più grandi palcoscenici del mondo.

A loro il nostro più sincero augurio di successo.


Foto Giorgio Martini per www.rayclever.com

venerdì 9 maggio 2014

Takeshi Shikama in Italia


copyright Takeshi Shikama - shikamaphoto.com


Takeshi è un fotografo giapponese. Si è dedicato alla fotografia dal 2002 dopo una carriera nel campo del design. Le foreste lo hanno attirato fin da subito stimolando la sua passione per il grande formato. E’ il mondo invisibile, quello nascosto dietro il visibile che Shikama cerca di ritrarre. Il suo primo lavoro è stato pubblicato nel 2007 come Silent Respiration of Forests. Questo progetto è stato l’avvio di quella che è diventata la ricerca della sua vita. Nel 2008 ha lavorato ad una nuova serie, Utsuroi – Evanescence, costituita da quattro parti: Foreste, Campi Fiori di Lotus e Giardino. Nel 2009 aggiunge a queste una quinta parte: Paesaggi.
Ho visitato personalmente una sua mostra e sono rimasto impressionato dalla precisione delle stampe nelle quali nessun dettaglio si perde ma contribuisce a rendere la scena uniforme e ben equilibrata.

Takeshi sarà a Brescia dal 31 maggio al 22 giugno alla Wave Photogallery con Rustling of the Forest. Vi consigliamo di esserci!

lunedì 7 aprile 2014

Le foche sono cani sciolti





Sono stato al circo l'altra settimana. Al circo ci sono le foche ammaestrate.

Tutte le settimane gioco a calcetto e anche lì capita di incontrare le foche.

Nel calcetto settimanale ci sono tante categorie: quello che bara sul
punteggio, quello che si fa sempre male, quello che arriva sempre in
ritardo, quello che "Beppe passa sta cazzo di palla". E poi ci sono le
foche.

Non avviene spesso, non è una cosa abituale, ma nelle partite di
calcetto non si è sempre gli stessi, di settimana in settimana manca e
si aggiunge qualcuno: l'amico dell'amico che viene perchè all'ultimo
momento serve "il decimo".

Le foche in genere non sono amici di nessuno. A fine partita, nello
spogliatoio, ci si guarda chiedendosi "ma questo chi l'ha portato?!".
Nessuna risposta.

Le foche sono cani sciolti.

Le foche si contraddistinguono per un aspetto fondamentale: non
passano mai la palla. Quando ce l'hanno tra i piedi esibiscono
l'intero repertorio di veroniche e palleggi, svariano da una parte
all'altra del campo rigorosamente a testa bassa fino a quando
l'avversario non gli porta via il pallone (o gli rifila un meritato
pestone). Sì, perchè le foche snervano i compagni di squadra e ancor
più gli avversari, obbligati a correr dietro a questi palleggiatori
maledetti. Ad ogni modo, inveire contro di loro è assolutamente
inutile. Le foche non hanno orecchie quando hanno il pallone tra i
piedi.

Esiste solo un modo per conviverci ed è fermarsi. Fermarsi e ammirare.
Come al circo. La palla non te la passeranno mai e allora tanto vale
godersi lo spettacolo, il biglietto dopotutto l'hai già pagato (6,50
l'ora in media).

Occorre un po' di allenamento e di esperienza ma vi assicuro che
funziona: quando hanno la palla tra i piedi il tempo si sospende, la
scena è al ralenti. Loro saltellano di qua e di là con il pallone a
spicchi colorati sbattendo le pinne e sorridendo.

Le foche sorridono. Sorridono e sbattono le pinne.

Oink, Oink, Oink.

E' magnifico, credete di aver pagato per un'ora di calcetto e invece
vi godete la meraviglia di una foca in calzoncini corti che fa
volteggiare sul naso il suo pallone a spicchi.

Oink, Oink, Oink.

E' l'unico modo per resistere. Resistere all'impulso di tirargli un
calcio nel sedere, di strappargli i baffetti. Di sedersi a terra.

Mi sono talmente abituato a loro che non ne posso fare a meno. Alle
volte mi estraneo talmente tanto che quasi quasi mi scappa un
applauso. L'applauso sarebbe troppo ma... tieni, un bel pesciolino. Ne
vuoi un'altro? Va bene ma poi basta. Adesso basta, è finita la
partita, ci sono già quelli dell'ora dopo in campo.
Ragazzi, vi serve una foca?
Pallone colorato?
Pesciolino?
Oink.


PS: Da quando l'amico Corrado mi ha introdotto al concetto di foca nel
calcetto ho sviluppato una personale statistica: le foche sono
prevalentemente juventini. E, fatto su cui non ho ancora elementi
sufficienti ma che conto di verificare presto statisticamente, le
foche che hanno un cane, la domenica lo portano a spasso in centro.
Sicuro.